Ogni giorno mi sveglio e la prima cosa che penso, giuro, è che non vedo l’ora che arrivi il momento di andare a letto. La vita tutto sommato mi piace e questo forte desiderio che sento al mattino non è disprezzo per tutto ciò che sta in mezzo, tra la sveglia e la buonanotte. È piuttosto la necessità di soddisfare un bisogno fisico, di dare al mio corpo ciò che chiede. È soprattutto una rassicurazione: adesso devo svegliarti, ma ti prometto che tra un po’ di ore potrai dormire di nuovo. 

Accendo il fuoco, posiziono la moka e aspetto che esca il caffè, la giornata e la vita sono ancora un insieme offuscato di forze senza corpo né identità. Deve passare qualche minuto dai primi sorsi di caffellatte per iniziare a pensare che potrei sopravvivere al sonno e addirittura, se è una giornata fortunata, potrei ritrovarmi a provare entusiasmo prima delle 8.00.

Dico che sono stanca di avere sonno, ma sinceramente non è vero. È la peer pressure che mi costringe a questa conclusione. Soprattutto la sera, quando sono fuori e a un certo punto sono tra le prime persone che va a dormire. Avete presente quelle situazioni in cui la serata è a un bivio, può finire oppure spostarsi in un locale diverso e praticamente riniziare da capo. Proprio in uno di questi momenti spartiacque, una sera dopo una fittissima riunione di redazione a Roma, una di noi era talmente annebbiata dal sonno che si è addormentata in piedi, addirittura camminando, ed è caduta di faccia. La scena è stata esilarante, almeno così dicono i racconti perché io non ero presente, ovviamente ero già a letto. Per dire che so di non essere sola ad avere sonno. Mi stanca solo perché è difficile far capire alle altre che se la sera non mi trattengo non è perché non mi va, ma perché per me è veramente invalidante, psico-fisicamente, avere sonno la mattina.   

Come dicevo, a me non dispiace avere sonno se posso dormire, dormire tanto, non mi dispiace non fare delle cose perché, come dicono alcuni, passo troppo tempo della mia vita a dormire. So essere anche attiva e sono spesso entusiasta delle cose che faccio, ma devo avere almeno otto ore di buon riposo alle spalle. Mi è anche capitato di usare il sonno come mio alleato emotivo, in momenti di sofferenza insostenibile. Dormire era spegnere il dolore, assentarsi per qualche ora da una realtà troppo faticosa per essere guardata negli occhi tutto il giorno.        

Quando invece non posso dormire, avere sonno diventa una croce. Se dormo meno di 7 ore la mattina mi sveglio con la nausea (insieme alla cistite, sonno non soddisfatto e nausea sono la top 3 delle sensazioni fisiche che detesto di più). Non voglio parlare, divento scorbutica (non che di solito sia uno zuccherino), rinuncerei a tutto quello che ho in cambio di un letto. Come dopo una sbronza, mi ripeto che non mi farò più un torto del genere, non avrò più l’ardire di andare a letto dopo mezzanotte se la sveglia è alle sette. 

Salvo poi smentire questo fioretto ogni lunedì. Dopo 15 anni di sedentarietà ho iniziato a giocare a pallavolo, scoprendo con disgusto che gli adulti si allenano la sera, tardi. è una barbarie. Ma non potrebbe essere altrimenti perché la società capitalista e il lavoro precario ci spremono troppo e la gente, me compresa, prima delle 20:00 non è libera dal lavoro. E allora lavorare meno, lavorare tutti, dormire di più. Così il lunedì mi posso allenare prima che diventi notte.   
Eccezionalmente ho scritto questo stanca di di sera. Ho finito, ora arriva il momento di mantenere la promessa che mi ero fatta la mattina presto. Posso dormire: la schiena si rilassa, le gambe si stendono, le braccia e le mani, che per tutto il giorno hanno gesticolato sospese per aria, hanno spostato oggetti, in definitiva mi hanno condotta attraverso lo spazio, finalmente a sera, nel letto, rientrano in contatto con il resto del corpo, tornano alla base e si riposano. Raggiungo un ottundimento che è puro stato di grazia.

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