Sono due settimane che ho la lavatrice rotta, la proprietaria della casa in cui ho una stanza in affitto si rifiuta di cambiarla. Nonostante abbia provato a farla ragionare non ha voluto ascoltarmi. Per lei l’abbiamo usata male e quindi si è rotta. Nonostante sia una Beko prodotta nel 2017 insiste nel dire che quando gliel’hanno venduta le avevano assicurato che sarebbe durata almeno dieci anni. Siamo ancora a nove. Tutta questa situazione non soltanto mi ha messo una dose considerevole di ansia e mi ha portato a riscoprire la discrezione liminale delle lavanderie automatiche, ma mi ha anche fatto sorgere un sconsiderato desiderio nei confronti di questo oggetto che ospitiamo nelle nostre case.
Vi siete mai fermati a osservare l’abissale roteare della centrifuga? Se avete una lavatrice a carica frontale è un piacere che non dovreste perdervi. Dopo che i panni sono stati inondati dal getto spumeggiante di acqua e detersivo, rimestandosi in un movimento orario e poi antiorario, appena prima di concludere il lavaggio, il cestello prende a vorticare sempre più forte in una sola direzione. È la centrifuga. I panni si schiacciano lungo le pareti metalliche del cestello e sembrano scomparire, mentre il moto di accelerazione confonde colori e contorni in sfumature che hanno del mistico.
Una normale lavatrice domestica che raggiunga i 1600 giri al minuto riesce a generare una forza di circa 700 G, equivalente a settecento volte l’attrazione gravitazionale terrestre. Solo grazie alle proprietà elastiche dei tessuti, che riescono a comprimersi uno sull’altro sulle pareti curve, è possibile sopportare una spinta tanto estrema. La forza G non è veramente una forza, ma l’accelerazione gravitazionale che spingendoci verso la terra ci permette di percepire il peso del nostro corpo. Proprio ora, mentre leggete questo stanca di il vostro corpo è esposto a una spinta di 1 G verso il terreno e questo vi permette di sentirvi ben piantati a terra. Durante una brusca frenata in auto potreste arrivare a percepire 2 o 3 G che vi proiettano in avanti per inerzia. Un pilota di Formula 1 durante una curva particolarmente veloce può arrivare a 4 o 5 G. Oltre questa soglia la visione periferica comincia a spegnersi e perdiamo la percezione dei colori, a 6 G la visione si restringe fino a un piccolo tunnel, dalla cui fessura ancora riusciamo a percepire qualche dettaglio del mondo. A 7 G, nonostante la nostra coscienza sia ancora vigile, si perde completamente il senso della vista. A 9 G avviene il G-LOC, la coscienza si spegne, il corpo mette in atto un meccanismo protettivo che ci sottrae al mondo esterno, questo momento di assenza dura generalmente soltanto dodici secondi dopodiché, se si continua a essere sottoposti a tale spinta, il cervello tenta di riattivare le proprie funzioni ma è immerso in uno stato confusionale, incapace di eseguire compiti complessi.
Una ultracentrifuga da laboratorio permette di raggiungere lo spaventoso valore di un milione di G, che cosa potrebbe sopravvivere anche solo per qualche secondo al suo interno? Il terrestre che ha sopportato il più alto livello di G, volontariamente e sopravvivendo all’esperimento, è stato il colonnello John Paul Stapp che fu sottoposto per qualche secondo 46,2 G, un ventun millesimo e settecento volte meno l’accelerazione centrifuga ottenibile in un laboratorio. Stapp non lo fece per puro escapismo ma per determinare il limite massimo di tolleranza umana alla decelerazione, così da poter progettare imbracature di sicurezza per aerei sempre più efficienti. Assegnato al progetto MX981 incominciò a costruire delle enormi slitte che correndo sui binari e connesse a freni idraulici gli permettevano di ricreare delle decelerazioni impressionanti. La prima slitta si chiamava Gee Whiz, ed era lunga circa seicento metri, in numerosi esperimenti portati avanti quasi tutti da lui in prima persona, nel 1947 riuscì a raggiungere il numero impressionante di 35 G. Ma non era abbastanza, così si spinse a costruire una slitta ancora più mostruosa che chiamò la Sonic Wind No. 1. Questo nuovo marchingegno era lungo più di dieci chilometri e prima di decelerare bruscamente poteva permettere al carrello su cui era ancorato il colonnello Stapp di raggiungere la velocità di 1.017 chilometri orari. Il 10 dicembre del 1954 il suo corpo accelerò da zero a più di mille chilometri orari in cinque secondi per poi decelerare bruscamente fino a fermarsi in appena 1,4 secondi. Questa spinta estrema lo portò a raggiungere quei 46,2 G che sono il record assoluto mai sopportato da un essere umano volontariamente. Il suo corpo per qualche secondo arrivò a pesare circa tremila e cinquecento chili, quando lo slegarono dalle cinghie che lo tenevano ben ancorato al carrello della slitta, Stapp aveva subito la rottura di molti vasi retinici, i suoi occhi erano completamente iniettati di sangue e aveva entrambi i polsi fratturati, ma non riportò alcun danno permanente. Sopravvisse e la sua onorata carriera durò ancora per molti anni. Il suo lavoro influenzò la progettazione di airbag, cinture di sicurezza e sistemi di protezione per il volo spaziale. Oggi la slitta Sonic Wind No. 1 è conservata al New Mexico Museum of Space History ad Alamogordo.
C’è qualcosa nel cestello rotante delle lavatrici che ci spinge a superare un limite, che ci ricorda il vorticare misterioso dei pianeti negli abissi del cosmo. Non sorprende quindi che il progetto di “macchina rotante per il lavaggio del bucato” non fu opera di un ingegnere ma dello scrittore lettone Gothards Frīdrihs Stenders e del teologo tedesco Jacob Christian Schäffer. Entrambi in maniera indipendente si posero intorno al 1766 lo stesso problema (“come lavare i panni senza bagnarsi le mani?”) e trovarono una soluzione comune nella misteriosa rivoluzione dei corpi celesti.
La mia lavatrice è ancora rotta, e ora seduto qui in questa lavanderia a gettoni in una quartiere di Roma, mentre scrivo questo stanca di, mi sento immerso in un planetario meccanico che in qualche modo spinge la mia mente al misticismo. Il ronzare multiarmonico dei cestelli rotanti produce una sottile forma di ipnosi che sembra interagire con la forza G, mi solleva e il mio corpo pare più leggero. In questo giorno di ottobre la terra si trova a poco più di un’unità astronomica dal Sole, lanciata nella sua rincorsa verso il perielio. Il grande astro a circa 9° in Bilancia tra pochi giorni raggiungerà la massima opposizione a Saturno, che a sua volta si posizionerà alla minima distanza dalla terra, poco meno di 1,3 miliardi di chilometri. Le lavatrici sembrano intuirlo ma ciò non le turba, continuano ostinate a girare, lavando i panni per noi, con lo sguardo ottuso rivolto verso la terra dove teniamo ben incollati i nostri piedi.


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