Nel 2026 non avere un lavoro è un po’ come non avere un partner: prima o poi qualcuno ti chiede cosa pensi di fare.
Eccomi. Sto cercando un lavoro full time, possibilmente ben retribuito, preferibilmente a tempo indeterminato – il computer aziendale poi sarebbe peak job offer experience. Sento che la vita mi sta chiedendo di evolvermi, e a quanto pare l’evoluzione passa da un contratto.

Ci sono tante critiche che si potrebbero fare. Il mondo del lavoro è una merda, il capitalismo ancora peggio, non siamo certo nella situazione migliore in cui poter sviluppare la nostra creatività e spiritualità. Tante volte ho pensato di ritirarmi in un monastero buddista e prendere i voti, eppure non sono ancora pronta a uscire dal samsara, mi dispiace, il mio attaccamento verso il mondo è ancora troppo forte e ci sono cose che devono essere portate a compimento. Ma questo discorso sarà per un’altra volta.

Quindi ho cominciato a fare quello che si fa quando si cerca lavoro: mi iscrivo sui siti dove ci sono offerte, sistemo il mio curriculum, ripulisco e aggiorno la mia pagina sul social degli adepti all’economia neoliberista. 

Non so se sono io, ma lavorare al curriculum è una sofferenza immane. Per due motivi principali. Il primo  riguarda la sofferenza di doversi mettere in vendita come una merce, lucidare le proprie esperienze col linguaggio del marketing. Esiste poi uno strato più profondo: il curriculum apre una domanda incolmabile che riguarda la mia identità. Chi sono? Cosa sto cercando? Dove voglio andare? Io non lo so, vorrei solo vivere una vita contemplativa in cui dimenticare il concetto stesso di individualità, figurarsi se so dove voglio andare. Ma fa parte del grande gioco, quindi giochiamo: per ogni offerta mi invento una versione di me che sia proprio quello che stanno cercando. Il tanto sdegnato people pleasing (punto debole di noi bilance di ottobre) finalmente torna utile. 

Ora che ho risposto a svariate decine di offerte, mi sono accorta di una cosa molto divertente, o forse agghiacciante, insomma: cercare lavoro è come cercare un partner, in questa congiunzione storica. 

Per molte persone single, il fatto stesso di trovarsi nella condizione di non avere un partner è problematico. Per alcuni è la prova concreta di non essere degni di ricevere amore. Per altri che una qualche frazione più o meno estesa del genere umano fa schifo – dipende dalle proprie tendenze psicologiche.

Io sono stata socializzata donna ma sono anche il figlio primogenito di mio padre. Le aspettative che sono state poste su di me, ora che il mercato del lavoro è aperto a tutte e il matrimonio non è più l’unica strada per vivere una vita economicamente dignitosa, sono state quelle di trovarmi un buon lavoro, di sfruttare la mia intelligenza, di diventare una persona “vincente”. Come donna, ho il terrore di diventare come mia nonna, dipendente dall’assegno che l’ex-marito le versava ogni mese per pagarsi gli alimenti. Come figlio, sento di non star riuscendo a fare la mia parte.

Quindi, la condizione di disoccupata mi ha fatto soffrire a lungo. Come la persona single, anche la persona disoccupata viene meno a una delle richieste fondamentali della società. E come la persona single, anche la disoccupata non è detto che abbia scelto questa condizione. Single per scelta, disoccupata per scelta: è un privilegio che non mi calza. 

Cercare un lavoro stabile sui siti di offerte mi sembra tanto come cercare una compagna di vita sulle app di dating. Non è impossibile ma, chiaramente, non è neanche così semplice. Proprio perché si cerca una relazione duratura si hanno delle aspettative, dei requisiti che devono esserci, quelle cose che non sono negoziabili. Però nel dating come nella ricerca di lavoro, quando sei al culmine della disperazione è il momento in cui trovi meno. 

Sono stata fortunata e ho una relazione sentimentale che mi dà molta soddisfazione. Quando le mie amiche vengono da me a chiedere consigli su come si fa a trovare una persona con cui stare bene, io rispondo che bisogna avere ben chiaro come ti vuoi sentire con la persona con cui vuoi stare. Non cose astratte come “si comporta bene”, “è gentile”, “è una gran figa”. Bisogna aver chiaro cose tipo “voglio poter tirare fuori il mio lato giocoso” oppure “voglio sentirmi sicura della relazione anche quando siamo lontani”. Quindi credo  sarebbe una buona pratica chiarire con te stessa come vuoi sentirti nel lavoro che prima o poi troverai. L’ho fatto? Chiaramente no, non sono il tipo di persona che ascolta i consigli che dispensa alle altre.

A proposito di buone pratiche, di regole, sappiamo tutte che in amore ci sono due leggi di natura: 1) l’amore arriva quando smetti di cercarlo; ma soprattutto: 2) appena ti impegni con qualcuna improvvisamente ti vogliono tutte.

Secondo me queste sono due leggi fondamentali dell’universo. Funzionano benissimo quando vuoi parcheggiare la macchina in centro il sabato sera; sono convinta che siano anche alla base della ricerca di lavoro. Tra l’altro, nelle filosofie yogiche esiste una spiegazione per questo strano fenomeno, qualcosa a che fare con shakti – il potere divino della creazione – che si realizza sul piano materiale quando noi ci liberiamo dal desiderio di realizzare i nostri desideri. Ma credo che non stia a me parlare di questo.

Dicevamo delle leggi di natura:

3) Per chi cerca, incontrarsi di persona è meglio (che ovvietà). La personalità si esprime meglio in tre, quattro dimensioni, invece che appiattita su un questionario somministrato da intermediari.

4) Fare mille swipe a destra a tutte le persone che ci sembrano un minimo decenti è come mandare curriculum a tutte le offerte di lavoro che richiedono di saper usare excel tra i requisiti di base. Meglio avere le idee chiare e concentrarsi su ciò che si incastra di più.

5) In alternativa puntare sulla statistica: accumulare più proposte possibili, prima o poi una che va a buon fine ci sarà. 

Onestamente la 5 è la mia strategia, ora come ora. Perché con il lavoro, al contrario che in amore, si può sfruttare la legge 2 (quanto ti togli dal mercato ti vogliono tutti) a proprio favore. Mi spiego: impegnarsi con una persona di cui non si è convinti per poter arrivare alla propria crush è quantomeno moralmente sospetto. Ma accettare un lavoro sapendo che entro sei mesi ti licenzi… Mica ti stai mettendo con il tuo datore di lavoro, no?

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