Allora la situazione è questa: ho un amico che ha cominciato a vedersi con una e come sempre gli capita con le tipe con cui esce ci vuole fare un figlio entro tre anni. Non so più calcolare da quanto tempo insiste con questo fatto che ormai per lui è arrivato il momento di mettere su famiglia. Sarà che ha un contratto in smart con questa azienda tedesca del settore biotech e pensa di essere gesucristo perché sa mettere mano ai computer e sua madre gli dice bravo e grazie quando le sistema la smart tv per telefono. Credo che sia questa onnipotenza da contratto a tempo indeterminato a mettergli in testa l’idea che fare bambini sia una cosa da non tardare troppo. Ora io non ho lo straccio di un contratto che non sia una specie di paghetta settimanale, faccio lavori di merda, sto in casa con tre coinquiline disadattate che non escono manco sotto tortura e ho la stabilità relazionale degli isotopi radioattivi, ma l’idea di avere dei figli miei mi pare un’enorme cazzata. 

Ogni tanto chiamo questo mio amico e la conversazione è sempre: ciao come stai? Bene, oggi a lavoro ho avuto una giornata assurda, ho da finire una consegna per dei clienti, però a fine mese mi danno un bonus, poi con i colleghi siamo stati a mangiare in questo posto che fa i poké, lo conosci? No. Ah dai un giorno ti ci porto, tu come stai? Bene, oggi ho scritto mezzo pezzo su un saggio di un collettivo politico ambientalista francese. Ah ma dai… e poi in qualche modo si arriva a parlare della tipa con cui esce e del fatto che sua madre non vede l’ora che lui metta su famiglia e che forse questa è la volta buona che la accontenta. Io lo ascolto e vorrei vomitare.

Non è che io abbia qualcosa contro la famiglia in sé, né contro la mia: anzi la mia famiglia è a posto, mia madre è a posto anche se è mezza depressa, mio padre sta alla grande soprattutto da quando si è lasciato con mia madre, fa le mezze maratone e va in montagna, i miei nonni sono ancora vivi e non mi fanno troppe domande sulla mia vita. Comunque, dicevamo dei figli miei. 

Non voglio figli ma non per una questione etica o perbenista – in che mondo li metteremo signora mia –, non è neanche una questione di nucleo familiare – alla fine i figli si possono fare con chi ci pare e poi si gestiscono. È che se mi esce un figlio rincoglionito poi sono costretta a mandarlo a cagare e la cosa non so se mi andrebbe. 

Siamo tutti d’accordo sul fatto che nessuno ci ha interpellato prima di venire al mondo, che nascere sembrava una buona idea soltanto ad altre persone in un momento di euforia e che molti ne avrebbero fatto volentieri a meno. Poi, siccome di biologia non capisco nulla, e non so se esiste davvero questo istinto naturale a riprodurci né capisco perché nella testa di ogni specie esista questa tendenza – tranne che nella testa dei panda, lo sappiamo – penso anche che ogni individuo voglia mettere nella propria prole una parte di sé: realizzazioni, desideri, errori che non si vogliono rifare o un modello di vita idilliaco da perpetrare. Poi boh magari questo discorso vale solo per gli esseri umani. Non sono sicuro che la leonessa stia lì a sperare che il proprio cucciolo non fallisca la caccia all’antilope come ha fatto lei quando aveva 2 anni. Comunque, dicevamo dei figli miei. 

Ecco siccome la mia vita è andata abbastanza bene, diciamo in modo normale, nonostante tutti gli accolli e nonostante la crisi economica, ho avuto il tempo di elaborare una complessa e articolata misantropia da cui si salvano poche persone care e di certo non un mio ipotetico figlio. Ho aspettative troppo alte su me stessa e forse un mio prodotto, mezzo mio, per lo meno, sarebbe solo un’altra una cosa su cui rimuginare. 

Dare lezioni di vita agli estranei mi annoia a morte, figuriamoci se fossi costretta a darle a una persona da allevare. Immaginate se questa persona a 16 anni si ubriaca e col motorino spacca una vetrina di un negozio, io come faccio ad accollarmi di fargli una ramanzina? 

Ammettiamo anche che sia vero il contrario, che i figli non sono nostri e che dopo un po’ vanno nel mondo con le loro gambe: se questo fosse vero vorrei che lo fosse fino in fondo, fino al punto che appena nascono li affidiamo all’intera comunità e ce ne prendiamo cura collettivamente, così almeno i soldi per aggiustare il motorino li mettiamo in colletta. 

Io poi quando penso ai figli e a riprodurmi penso anche alla morte e a che cosa succede quando uno muore. Mi chiedo soprattutto cosa sarà dei nostri pensieri, mi dispiace che a un certo punto diventi tutto buio e che un sistema complesso di sensazioni, relazioni, ricordi e tutto il resto, semplicemente scompaia. Penso che l’unica soluzione accettabile per me sarebbe farmi seppellire direttamente nella terra, sotto un albero molto grande o molto piccolo, appena nato, sperando di essere in una condizione fisica accettabile per nutrire la terra a dovere. Vorrei essere mangiata dai vermi e che le mie connessioni neurali, sinaptiche, cellulari, si perpetuino in quelle di altri esseri viventi. Vorrei che quello che determina la mia vita possa continuare a nutrire il mondo. Lo trovo l’unico modo accettabile di riprodurmi, l’unico che possa farmi sentire davvero in pace.