Quando la settimana scorsa la temperatura è scesa di molti gradi e ha raggiunto lo zero io stavo bene. Insolitamente bene: guidavo per strada con quel sole freddo che rende la pelle più bianca delle piastrelle del bagno, poche persone in giro, un’aria frizzantina che ti spinge a muoverti, a non incollarti in un punto come un gomitolo per cercare calore. Non avevo collegato, inizialmente, che uno dei motivi di tutta questa serenità fosse che la strada era sgombra dai ciclisti. 

Me ne sono accorta di domenica, quando li incontro solitamente sulla statale per andare verso i percorsi di trekking. Luoghi completamente deserti di macchine e di mezzi a due ruote; cosa che non ho potuto dire oggi, con questi magnifici 11 gradi soleggiati che spingono a far uscire fuori chiunque.

L’argomento di per sé può essere divisivo, lo so: ognuno di noi ha almeno un amico fissato con la bicicletta, ha avuto nella propria vita una persona che stimava che aveva la passione di andare in giro su questi sottili mezzi a due ruote. Per quanto mi riguarda, questa persona è la mia maestra di matematica: una donna alta, sportiva, “con i braccialetti di legno” come diceva un mio compagno in un tema, che ancora a cinquant’anni e con un perone rotto di cui non si era accorta – così ci raccontava a scuola – andava a fare le gare di duathlon e triathlon.

Grazie a lei le nostre ore di educazione fisica non erano una monotona partita a palla avvelenata, ma un misto tra un corso di autodifesa per più piccoli e una preparazione atletica per scovare gli eroi su due ruote di domani. Judo e ciclismo gli ultimi tre anni di elementari. Andare in bicicletta mi è sempre piaciuto, ma sfidare la luce in velocità non è mai stato il mio forte. Sono stata la sua delusione più grande quando non solo ha capito che per le competizioni in rapidità ero una perdita di tempo, nonostante mi spronasse a superare gli altri, ma, soprattutto, quando le ho detto che il mio sport preferito era qualcosa che per lei non era nemmeno un passatempo. Ci ridevamo su già a quel tempo. Raramente l’ho incontrata per strada ed è una delle poche persone che non infamerò mai. Tuttavia, la categoria dei ciclisti non si salva: la sua è una rara eccezione che guarderò sempre con ammirazione.

Questo, però, è uno stanca di e, quindi, dopo questa captatio benevolentiae, ecco quali sono i problemi principali e perché il ciclismo su strade (qualsiasi tipo di strada) dovrebbe essere abolito. La prima ragione è la pericolosità della viabilità in sé: se c’è a malapena spazio per la macchina, avere un ciclista su strada, con tornanti o molte curve, è un problema perché crea traffico inutile, ti spinge a fare sorpassi azzardati (non io signori della municipale) e rischia di creare danni anche a chi è in bicicletta, solitamente un duo di amici o una coppia innamorata che fatica a mantenere la fila indiana.

La seconda ragione è la qualità di gente che va in bicicletta, soprattutto quei vecchi imbottiti di steroidi che oltre al cervello rallentato dall’età, hanno anche l’idea che, in quanto ibrido tra un pedone e un mezzo (solo loro hanno questa concezione stravagante), possono essere maleducati con chi cammina e con chi guida senza distinzione, in modo quasi democratico. Se c’è il verde per i pedoni, non ci si ferma; se c’è il verde per le macchine, si passa senza problemi; se c’è il rosso per le macchine, ma non c’è un passaggio pedonale a un incrocio con scarsa visibilità e traffico, si passa comunque. E sapete perché? Perché le loro scarpine sono attaccate ai pedali per mantenere la presa ed essere più prestazionali e fa fatica sganciarle ogni volta. È preferibile compiere continui abusi di potere e darla vinta alla pigrizia, piuttosto che salvaguardarsi e salvaguardare il prossimo.

Dunque, ho riscoperto con gioia che non è tanto il caldo che li spinge a non uscire allo scoperto (in questo siamo simili), ma il freddo pungente. Più volte li ho visti in mezzo ai cassonetti del cartone per cercare scatole da sagomare e inserire sotto la tuta per non avere troppo freddo e mi hanno fatto quasi pena, salvo poi ricordarmi che se i sentieri sterrati fanno schifo e sono pieni di fosse è colpa loro. Sono contenta che ci sia questo bilanciamento, breve e provvisorio, tra loro e la temperatura e io non devo fare assolutamente niente. Se c’è una cosa che il ciclismo mi ha insegnato è che non tutto quello che è prestazionale e adrenalinico è per forza affascinante.

Potrebbe essere una metafora per un consiglio sentimentale: se il fascino da irrefrenabile fuorilegge ti trascina nell’irrazionalità cerca sempre di capire se assoceresti la tua crush a un bandito o a un ciclista. Se è fuorilegge e instancabile per pigrizia di abitudine, lascia perdere, probabilmente ha un casco e una bimba in carbonio e titanio a due ruote insostituibile.