Da un annetto a questa parte ho una relazione aperta, definizione spigolosa e fluida, che ancora non ho capito fino in fondo ma che nasce da una necessità precisa: mi piace troppo stare in giro. Anche se le due cose non sembrano connesse – decidere di non avere una relazione esclusiva dopo anni (nel mio caso quasi sette) e il tipo di vita che mi piace fare (e che non mi fa ritrovare un mercoledì qualunque a fissare il muro bianco e pensare alle cose che diventano definitive) – penso che la spiegazione più profonda sia questa. Mi piace stare in giro, chiacchierare, conoscere gente, attraversare gli spazi, mettermi in mezzo. Questo mi porta a conoscere moltissime persone, a fare tante trasferte, a incrociare lo sguardo di tanti uomini. Ma il tipo di uomo che attraggo (e che mi piace, c’è da specificare) è sempre lo stesso: persona abbastanza socievole ma patologicamente introversa (non si sa mai niente di lui se non chiedendo in una maniera piuttosto violenta che ti fa ricredere su chi sei veramente: ti piaceva il mistero? e prenditelo); gli piace stare al centro dell’attenzione solo delle persone giuste (scelte attraverso una scala specifica di coolness che non è estetica quanto una perfetta equazione tra l’appartenenza a una specifica subcultura oscura e una necessaria capacità di stare al mondo, caratteristica che faticano ad avere e che ammirano negli altri); manipolano quindi si fanno manipolare (se si innamorano sono dei sottoni, in genere di tipe che sono più praticone di loro e che li trascinano fuori dal turbine depressivo, che ogni tanto arriva perché alternano periodi di forte solitudine a periodi di forte festa – con gli eccessi dovuti); soprattutto sono tutti dello stesso segno zodiacale (in genere gemelli e scorpione, ma anche bilancia e toro possono rientrare). Esteticamente nessuno di questi tipi si assomiglia, ma per me sono tutti molto belli, ovviamente.

La prima volta che mi è capitato di incontrare un uomo che mi piaceva da quando ho un compagno fisso è stato ormai molti anni fa, quando ancora non ero in grado di pensarmi in una relazione non monogama con il risultato che la cotta per quest’uomo mi aveva devastata. Volevo passare tantissimo tempo con questo tipo che, come tutti quelli che ho poi collezionato, ci stava e non ci stava. Ci volevo scopare, certo, ma ci volevo soprattutto parlare, capire la geografia del suo cervello, condividerci le serate, i concerti, le droghe. In genere sono molto brava a inquadrare le persone, non ho mai grandi sorprese, tranne che con questa categoria di uomini, non ne esco. 

Mi mandava tutto in confusione, non c’era niente di esplicito. Era tutto opaco, ma di una cosa ero certa: non ci volevo stare insieme. La cosa lucidissima che mi ha accompagnato in tutti questi anni è stata questa, io so benissimo con chi voglio stare e di chi sono innamorata, ma ho un profondo desiderio verso questa categoria di persone che mi danno una fortissima scarica di adrenalina di cui ho bisogno ogni tot. Qualche anno dopo ho incontrato un altro uomo che mi piaceva, di nuovo le stesse sensazioni fortissime, la stessa voglia di passarci ore a parlare e bere e dilatare il tempo della notte (sono sempre più belli di notte e si aprono solo quando bevono) e ho iniziato a pensare che era necessario parlare di relazione aperta, che quello di anni prima non era stato un caso isolato. Lo stesso periodo durante una lezione mi ero fatta fare i tarocchi e avevo chiesto se provavo falsi desideri, avevo paura che i brevissimi innamoramenti che provavo avrebbero compromesso la mia relazione primaria e profonda. Avevo paura di non essere in grado di frammentare il mio desiderio, ma adesso posso dire che mi sbagliavo.
Anche questo secondo tipo è sempre stato incostante, fidanzatissimo, monogamo ma che amava essere guardato, studiato, capito, e io non riuscivo a farne a meno. È durata per un bel po’ questa cotta fino a che per motivi di forza maggiore non l’ho più visto e il rapporto si è sfilacciato. Sono persone con cui non ha senso fare scambi di messaggi di circostanza, sono persone con cui la prossimità è tutto, occupare insieme lo stesso spazio, toccarsi, guardarsi, soprattutto prendersi in giro. Mi piace moltissimo averci un rapporto conflittuale, stare in perenne tensione, tirano fuori un lato di me che cerco di tenere nascosto ma che esiste, quello che mi vuole al centro dell’attenzione, desiderata, guardata, toccata. Come loro. 

L’ultimo tipo che mi è piaciuto è il naturale proseguimento di questo percorso di scoperta di desiderio ed è forse il primo con cui ho un rapporto di amicizia, non profonda ma c’è dell’affetto. Forse anche con gli altri, ma prima non ero in grado di costruire niente perché tutto mi mandava in confusione. Ho capito che sono attratta da uomini che non riescono a entrare nel ruolo che voglio dargli – vorrei coltivare relazioni di sesso e micro-confidenza semplici in cui si può essere spontanei ma indipendenti, ma finisco sempre alla spasmodica ricerca di uomini che non capisco e che non so se hanno voglia di farsi capire. Ogni tanto nel retro del mio cervello c’è il titolo di quel film americano “la verità è che non gli piaci abbastanza” che martella come una cassa dritta, e anche se il desiderio è stratificato e complesso alle volte penso questo: forse ai tipi che mi piacciono non piaccio abbastanza, forse se gli piacessi di più non sarebbero così opachi, così incomprensibili. O forse quello che voglio è un’equazione troppo semplice che non funziona nella vita vera: non posso abitare perfettamente la mia relazione sana e trovare delle altre relazioni di sesso sane uguali, giuste uguali, che mi fanno stare bene. Forse devo accettare che c’è una parte del mio desiderio che ha bisogno di un po’ di incertezza e di rapporti morbosi, anche se non è quello che penso di volere. Chissà.