Cocleorama è la rubrica mensile in cui vi raccontiamo dei nostri ascolti preferiti. Una rassegna rapsodica di dischi che potete leggere, ascoltare ed eventualmente amare.
Covone Mistico
Vicino alla casa dove ho passato l’estate in Abruzzo, su un muro di pietra ho trovato due scorpioni. Erano immobili, a qualche centimetro uno dall’altro, neri e lucidi nella notte. Non avevo mai visto due scorpioni insieme e tanto grossi, così ho provato a fotografarli con il cellulare. Ma ho scoperto che gli scorpioni, come i vampiri, non vengono nelle foto.
Anemoia, uscito a marzo del 2025 è l’ultimo disco di Cellini, artista cresciuto in Belgio in una piccola comunità italiana. La sua musica appare sospesa tra due vite possibili, l’attuale e la fantasmatica, una disforia artistica che colpisce nella mescolanza delle voci tra la iperlucidità tecnologica e la ruggine arcaica. Un disco irrisolto perché in bilico, che occupa due territori separati da uno specchio, permeabili eppure lontanissimi. Riconoscersi o sparire. Arrangiare con Ableton la nostalgia di qualcosa che non è mai accaduto.
Ci sono dei misteri dove torno che mi fanno sentire a casa in maniera inquietante. Uno spostamento del tempo, una compresenza del passato. Chissà in che modo le lingue che impariamo cambiano il nostro modo di pensare, ma una volta che le parole prendono posto nel cervello non vanno più via. Una lingua, una geografia, una pietra a forma di testa in un muro che non può essere sfilata senza rischiare che crolli.
Cacciamali, l’ultimo album del collettivo milanese Rosso Polare, pubblicato da 12th Isle, assomiglia a un esercizio di esorcismo allucinatorio del passato, un glitch temporale svolto in quasi quaranta minuti di field recording e improvvisazioni ossessive su strumenti obsoleti o elettronici. Voci sussurrate, vento e campanacci in altura. Paesaggi sonori stratificati e inquietanti, che improvvisamente diradano lo spazio in un vuoto che ci lascia galleggiare fuori dal tempo, soppesando ciò che del passato si è fatto dentro di noi concrezione. Un’ossatura mobile che ci definisce.
Silenzio notturno. Poi l’esercito dei decespugliatori che rasano l’alba. La finestra è aperta anche se comincia già a fare freddo. Fuori c’è un amico che fuma la sua erba seduto sopra un architrave di pietra abbandonata sui sampietrini, con la faccia piena di sole sembra un animale.
Lostatobrado ha pubblicato già un nuovo album a fine 2025 (Ahimé), ma ho scelto quello precedente per il titolo battagliero (una battaglia a cui sento di partecipare) e per la canzone delle capre. L’odore delle capre è qualcosa di indescrivibile perché non è possibile scinderlo dal luogo in cui pascolano. Essere e territorio fusi. L’inquietudine della dissoluzione dell’identità nel branco. I cespugli di mentone e verbena che possono entrare a far parte di te e trasformarti. Raccogliere ed espellere nell’aria – come un emissario occulto – la terra che calpesti. L’odore della merda della capre ha una seduzione irragionevole che porto sempre con me.
Tu aspettami perché io torno. Non lasciare le pietre appassire. Ci sono due finestre che sono le mie preferite. Una fissa un tetto pieno di tegole spezzate, quando tira il vento la guaina slabbrata incomincia a muoversi come una manta in agonia in un acquario d’aria. Non si vede molto altro, è una finestra che chiude al mondo e porta chiusura. Una finestra specchio che rimanda a noi stessi, al tempo che possiamo passare su una sedia in ascolto. L’altra finestra apre. Siamo io e te sul divano vecchio che puzza un po’ dell’odore del tuo cane. Il piccolo davanzale fatto di mattoni forati da cui cola il cemento come se sanguinasse. Sopra la tavola di marmo muffito si alza la montagna, una curva verde che precipita a sinistra, il gesto di un pittore narcolettico. Ancora più su c’è il cielo, limpidissimo o grigio e denso. Questa finestra è una descrizione esatta dell’immobilità del tempo, tutte le distanze che percorriamo allontanandoci vengono calamitate su un punto preciso a cui si ritorna sempre. Un punto privato.
Arriverà l’estate? delle De’ Soda Sisters è uscito addirittura nel 2019, per Materiali Sonori. Quanto tempo… L’ho scoperto qualche anno fa in una gita nel parco delle Biancane. Improvvisamente è apparso in macchina nello stereo. Le loro voci intrecciate sugli arrangiamenti semplici e acustici mi fanno pensare che ci sia ancora speranza per le canzoni di avere un’influenza sulla realtà. Stephen King ha scritto che la letteratura è una forma di telepatia, anche la musica lo è. Ma più sottile e potente, capace di imprimersi nella testa delle persone con una manovra evasiva, aggirando lo sguardo per passare dalle orecchie. Questo la rende un magnifico strumento politico. Parole cantate e restituite alla terra.
In questa sezione di Cocleorama non ho inserito soltanto canzoni recenti, alcune le ho semplicemente scoperte tra questa estate e quella precedente. Mentre l’album di Rosso Polare è uscito a luglio, gli altri di Cellini, Lostatobrado e De’ Soda Sisters sono in giro da più tempo, ma li lego a esperienze profondamente significative che hanno risuonato dal passato negli ultimi mesi. Li ho riscoperti e conservati, perché parlano di posti da cui mi sento di provenire. Prendetelo per un panorama sonoro strettamente soggettivo, ogni volta che guardo fuori da quelle finestre sento questa musica.


Lascia un commento