Ogni progetto indipendente nasce da una storia di necessità condivise, dal blog alla pagina social, in quello spazio temporale incredibilmente denso che sono stati gli ultimi venti anni. Le condizioni iniziali spesso si trasformano, quasi naturalmente, in un’entità più definita che si inizia a chiamare rivista, senza fagocitazioni o diramazioni intense. Siamomine è forse un caso atipico rispetto a ciò che abbiamo affrontato finora in questa sezione. La condizione storica durante la quale è nata ci riguarda un po’ tutt*: il lockdown. Uno dei punti di partenza che ha gettato le basi per la rivista,  è stata la pubblicazione di una newsletter, che adesso è percepita come un suo complemento ma che l’ha preceduta: DYLARAMA. Non solo, l’esperimento iniziale di Siamomine è direttamente connesso con una strategia di comunicazione culturale che si è evoluta nel tempo e ha preso una forma, forse, inaspettata rispetto alle premesse iniziali: da appendice dell’agenzia di comunicazione a elemento indipendente, imponendosi quasi sulla stessa Mine Studio. Oggi si può dire che l’agenzia necessita della rivista come “finestra sul mondo”, ma, allo stesso tempo, ne alimenta l’esistenza grazie ai suoi collaboratori.

Siamomine  è una “costola” di Mine Studio. La rivista si occupa di (e qui vi cito) “società, trend, tecnologia, media, cultura visiva e sostenibilità”. Ogni campo è potenzialmente un settore a sé, tuttavia, ho notato che molte volte questi indicatori sono delle etichette per aiutare il lettore a orientarsi velocemente nel contenuto del pezzo, perché le categorie – giustamente – si intrecciano e non formano dei compartimenti stagni. Questo, mi sembra, vale anche per il legame tra l’agenzia di comunicazione Mine Studio e la rivista. Qual è il ruolo di Mine Studio per Siamomine? E poi, Siamomine come nasce, come interagiva con il panorama culturale del tempo e cosa vi ha spinto ad organizzarvi come rivista?

Sì, Siamomine nasce effettivamente come “costola” di Mine Studio. Il progetto ha preso vita nel 2020, in pieno lockdown. Ricordiamo ancora le prime call un po’ surreali per lanciare il magazine online. 

Il motore iniziale è stato Edoardo Vitale, all’epoca content manager dell’agenzia, che portava con sé un forte background editoriale. In quel periodo facevamo molta ricerca sui formati longform e sulle potenzialità degli articoli strutturati online. Stavamo lavorando a un blog per Technogym. Venivamo tutti da esperienze in agenzie di comunicazione, cresciuti con realtà come Vice e con i vari free press che si trasformavano in magazine digitali e in agenzie. Con Edoardo abbiamo voluto unire queste due anime.

Il nostro primissimo articolo? Un pezzo sulla posta pneumatica. Un tema lontanissimo da quello di cui ci occupiamo oggi e che probabilmente non rifaremmo, ma era un esperimento che segnò l’inizio di tutto.

La spinta comunque arrivava dalla voglia di produrre contenuti di qualità. Ci sembrava il modo migliore per raccontare l’approccio dell’agenzia e il nostro modo di fare comunicazione. Oggi la rivista si muove per lo più in territori di produzione culturale, diciamo così, parliamo un po’ meno di lavoro e andiamo più a fondo sul cinema, sulla letteratura, sulla cultura visiva e sull’immaginario politico e sociale. O almeno è quello che ci proponiamo come linea editoriale. Anche se poi, in fondo, ci innamoriamo di un racconto che ci colpisce, forse questo è anche un po’ il nostro limite.

Il ruolo di Mine Studio è quello di essere il “motore” di Siamomine. Siamo forse una realtà un po’ atipica nel panorama delle agenzie perché cerchiamo di essere un unico brand: di solito le agenzie hanno un tono di voce molto neutro, quasi invisibile, noi invece proviamo sempre a prendere posizione. In ogni modo, Siamomine vive degli interessi e delle sensibilità delle persone che attraversano lo studio. Per esempio si è evoluto molto nel tempo insieme alle persone: siamo partiti con Edoardo Vitale, siamo passati per un lungo periodo con Priscilla De Pace e Edoardo, fino ad arrivare oggi a Valerio Callieri. Ognuno di loro, quando ha guidato il progetto, ha portato la propria storia e i propri interessi, spostando sempre la linea editoriale.

Dalla grafica all’organizzazione dei contenuti, il range di lettori e lettrici della rivista sembra essere ben definito, ma comunque mi chiedo, soprattutto a partire dalla volontà di fondare una rivista, quali erano le fasce di lettori e lettrici che volevate raggiungere e com’è cambiata la situazione attualmente in questo contesto?

Inizialmente, più che un target demografico rigido, avevamo in mente una comunità creativa intesa nel senso più ampio possibile. Ci rivolgevamo (e ci rivolgiamo tuttora) a un pubblico culturalmente curioso, interessato ad articoli di approfondimento che richiedono tempo e attenzione.

Sentite che esiste, già ad oggi, un cambiamento significativo nella scena delle riviste culturali?

Rispetto a quando abbiamo iniziato nel 2020, il panorama è cambiato radicalmente. È mutato soprattutto il ruolo dei social media: prima il testo rimaneva centrale per veicolare un contenuto, come, per esempio, un longform attraverso le piattaforme social.

Oggi il modo di raccontare e far circolare un articolo scritto è diventato molto più complesso e frammentato, si è sviluppato un mondo fatto di contenuti video brevi che spesso non aiutano l’approfondimento, specialmente su piattaforme come Instagram.

Allo stesso tempo, la scena attuale è diventata incredibilmente stimolante. Quando è nato Siamomine, il digitale sembrava l’unica strada obbligata e sostenibile; oggi stiamo assistendo a una rinascita straordinaria dei progetti indipendenti cartacei.

Avete mai pensato a una versione cartacea?

Sì, certamente. Finora siamo rimasti fedeli alla veste online, anche per una riflessione sull’impatto ambientale che la produzione fisica comporta (un tema che ci sta molto a cuore come agenzia – tra le altre cose, abbiamo ottenuto una certificazione B Corp), ma siamo consapevoli che la carta gioca una partita diversa rispetto al web. È un formato che ci affascina molto e che, con ogni probabilità, vedrà la luce nei prossimi mesi: non come semplice copia dell’online, ma come un oggetto editoriale con una sua specifica identità.

Un altro fattore molto importante quando si parla di produzione culturale è quello legato ai soldi. Con Stanca cerchiamo costantemente di ricordare come il nostro lavoro sia aperto a tutt*, ma allo stesso tempo non nasca solo da uno sforzo culturale condiviso, ma anche economico. Soldi e cultura raramente sono argomenti che hanno un rapporto di proporzionalità diretta. Mi chiedo, dunque, qual è la vostra opinione riguardo alle difficoltà economiche del lavoro culturale. Aggiungo, inoltre, che la vostra rivista è ad accesso libero, senza necessità di abbonamento.

 Il tema del valore economico è centrale e, inutile nasconderlo, rappresenta una delle sfide più grandi per un progetto indipendente come il nostro. Siamomine non è nato con l’obiettivo del profitto editoriale immediato, piuttosto come uno spazio di libertà e ricerca che cercasse di riflettere la nostra identità. In questa fase, Mine Studio funge da vero e proprio incubatore: la rivista beneficia direttamente delle competenze, delle tecnologie e del tempo che l’agenzia mette a disposizione, rendendo sostenibile un tipo di approfondimento che oggi farebbe fatica a sopravvivere nel mercato editoriale tradizionale.

Per ora non ci interessa rincorrere il clickbait o la pubblicità invasiva; per noi il valore di Siamomine risiede un po’ nel suo posizionamento culturale. È un modo per dimostrare ai nostri interlocutori la nostra visione, i nostri valori. È come se il magazine fosse il paio di occhiali che l’agenzia utilizza per osservare il mondo.

Guardando al futuro e al possibile approdo cartaceo, stiamo ragionando proprio su come dare a questo progetto un’autonomia economica che sia coerente con la nostra filosofia, ma… vediamo che succederà.

Infine, parliamo di DYLARAMA. La newsletter settimanale è uno spazio ibrido dove condividete notizie che non solo provengono dalla vostra rivista, ma da diverse testate. In questo modo, cercate di dare una panoramica di ciò che avviene nel mondo culturale, tecnologico e a livello ambientale e sociale, dimostrando che non siete solo coloro che scrivono, ma anche lettori e lettrici a vostra volta. Come nasce DYLARAMA? Qual è il ruolo della newsletter per le riviste culturali oggi?

DYLARAMA nasce appena prima di Siamomine. Ogni settimana selezioniamo una campagna pubblicitaria che abbia una visione artistica o sperimentale, un approfondimento su illustratrici o fotografi, romanzi o serie tv in grado di portare uno sguardo nuovo e, infine, anche articoli di natura più sociologica che cartografano i piccoli smottamenti provocati dalla tecnologia o eventi politici. Cerchiamo di trovare i servizi online più interessanti, passando dai canonici New Yorker e It’s Nice That per arrivare alla rivista brasiliana O Grito!, alla cinese Sixth Tone e, ovviamente, alle italiane Rivista Studio o Alias del Manifesto, per fare qualche esempio. Quello che cerchiamo di fare, e che crediamo ci distingua anche dalle altre newsletter, è la ricerca di un filo narrativo: il romanzo selezionato, le illustrazioni, la riflessione antropologica e la campagna pubblicitaria sono parti di un unico racconto tematico, non sono semplicemente link interessanti da approfondire. Vogliamo che anche la newsletter abbia una sua trama e un suo significato, che si regga in piedi da sola insomma. Per rispondere all’ultima domanda, anche questo strumento vorrebbe essere il biglietto di visita dell’agenzia, sia per quanto riguarda la qualità sia per il metodo lavorativo: un’attenzione a quello che accade nel panorama sociale, visivo, culturale, del mondo e la capacità di restituirlo con i nostri valori e la nostra narrazione che, per l’appunto, non è mai neutra.  

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