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Battute di caccia
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A D’arcy Wretzky “In you I see dirty In you I count stars” Aprile, dopo la pioggia. L’upupa pattugliava il pomeriggio. L’upupa le ali un pianoforte troppo lucido per essere suonato le piume del collo cannella in polvere: il filo del bucato. Le mollette di legno oscillavano per il vento che percuoteva i gigli. I…
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Skechers
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Anche io ho le Skechers ai piedi. Le scarpe del proletariato contemporaneo. Tutti sul 163 le abbiamo. Andiamo da San Lorenzo a Rebibbia per lavorare. Non importa che lavoro facciamo: netturbini, commessi, fattorini. La soletta extra-foam ci unisce. Io faccio il cameriere. Lo faccio per hobby, per lavoro faccio lo scrittore. È una cosa che…
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legno
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Nella casa in cui sono nata mi sembrava di sentire urlare anche i mobili. La rabbia faceva parte dell’arredamento. Con le dita lisciavo il legno, che cospargeva quella casa, provando a rilevarne le misure e afferrarne le dimensioni. Approfondivo lo scavo affondando i polpastrelli nelle vene del marrone, senza la certezza di rinvenire parole adeguate.…
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Un safari nei diorami iridescenti, recensione di Tide Pools di Pulse Emitter
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Per un breve periodo della mia vita ho lavorato in un museo di videogiochi. Mi occupavo delle riparazioni dei vecchi cabinati. Mi ero presentato un giorno a Carlo, il tecnico del laboratorio, dicendo che sapevo saldare e leggere i circuiti stampati, lui mi aveva accolto un po’ perplesso – ma i fondi scarseggiavano e due…
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L’indipendenza costa
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Semplificare tagliare e pulire; sottrarre ridurre e limitare; sistemare, c’è da sistemare. Com’è o come non è, solo questo c’è da fare. Ai minimi termini, chiaro e limpido, non esiste altra opzione, perché così c’è poco da sognare, così si soccombe, si muore, si viene presi per la gola – e Gesù, quanto fastidio nell’esser…
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La lingua degli amanti
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«Tel chi el mi bel terùn» disse con quella voce che faceva tremare i lampadari, aprendo la porta. Poi lo strinse in un abbraccio: Gioacchino si ritrovò con la testa affondata nel petto procace, il naso aquilino che si incastrava perfettamente nello spazio tra i seni. «Ven chi, ven chi» continuava intanto lei, «Settes giò»…
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Acqua magica
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Le pettinavo i capelli con le dita inumidite. Le mettevo a bagno in un’acqua magica fatta con petali di rosa, margherite del giardino e qualche nocciolo di albicocche, rimasugli dei lunghi pranzi estivi. Poi iniziavo a toccarle i capelli mossi, erano lunghissimi. Fino al sedere. A me non crescevano così tanto, a metà della schiena…
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Chi ha paura della torta alla crema?
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Un mercoledì pomeriggio aveva prestato troppa attenzione al brusio di sottofondo del televisore e le era tornata la voglia di fare la rivoluzione. Stava insaponando un mestolo con il rubinetto chiuso, quando si era accorta che dentro di lei si stava gonfiando qualcosa di inaspettato, come un lievito. Il vapore alzato dall’acqua bollente aleggiava ancora…
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Glauco e il compagno dal geriatra
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Stanno leggendo vecchie riviste in un salotto agghindato al gusto barocco. Glauco coglie l’agglomerato di polvericcia gialla dietro un vaso tornito di globi e ghiande gelatinose ed è così come da un glitch accompagnato da nistagmi e grugniti che guarda raggrinzire lo scorcio proiettato dai suoi occhi: tutto si accartoccia, si sgualcisce, la sensazione è…
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Lettera da una stiva
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Passa un tempo particolare da quando smetti di assomigliare a quando sei piccolo e inizi a assomigliare ai tuoi intenti. Papà era convinto che la mamma dopo anni a insegnare a bambini e ragazzi non fosse altro che un paio d’occhiali storti. Lui invece, dopo anni nella finanza, si guardava allo specchio e si percepiva…
